H&M: il marchio svedese chiude due negozi a Milano, tra cui il megastore in centro

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H&M: prevista per il 31 luglio la chiusura del megastore in Piazza San Babila e dello store in Corso Buonos Aires a Milano.

Il colosso svedese H&M ha previsto la chiusura del megastore in piazza San Babila a Milano, e dello store in corso Buenos Aires (angolo San Gregorio).

La notizia è stata riportata con la conferma di fonti aziendali, da Pambianconews, che scrive:

La strategia sarebbe quella di privilegiare i contratti a chiamata rispetto alle assunzioni. L’azienda, contattata da Pambianconews, ha confermato la data di chiusura e ha sottolineato come “la decisione di chiudere i punti vendita sia legata alla sostenibilità economica di questi specifici negozi. Il settore retail è in continua evoluzione e l’azienda deve adeguarsi a questi cambiamenti”. H&M si è inoltre impegnata “a trovare le migliori soluzioni possibili attraverso un costante dialogo con i sindacati. Tutti i casi saranno gestiti in maniera conforme alla legge e nel rispetto delle politiche interne e dei valori dall’azienda”. Per quanto concerne il contratto a chiamata, ha inoltre precisato che si tratta di “un contratto di lavoro previsto dalla legge e al quale H&M ricorre, insieme ad altre forme contrattuali, al fine di trovare la miglior soluzione organizzativa per rispondere all’evoluzione del mercato, sempre nel rispetto dei diritti delle persone, della normativa e dei valori aziendali”.

Ma quelli di Milano non sarebbero gli unici store a chiudere, anche altri in Italia, a breve, seguiranno la stessa sorte. Quattro negozi chiusi per un totale di 95 esuberi.

Nonostante il marchio svedese continui il proprio programma di aperture nel nostro Paese, ha deciso di seguire la strada del licenziamento collettivo per il personale di questi negozi.

“La chiusura dei negozi e la pesante messa in discussione occupazionale sono state decise unilateralmente dall’azienda nel bel mezzo di un difficile confronto tra le parti – denunciano i sindacati – nel quale Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UILTuCS si erano peraltro rese disponibili a discutere di organizzazione del lavoro, con l’obiettivo, rendendo più efficiente la rete vendita H&M di salvaguardare l’occupazione”.

Per i sindacati, la dichiarazione di esuberi annunciata dal colosso svedese dell’abbigliamento risulta “ancora più ingiustificata in considerazione della forte attività di espansione sostenuta dall’impresa, anche in relazione alla recente apertura di diversi punti di vendita a livello di gruppo e del ricorso spropositato e strutturale al lavoro a chiamata”: Per questo i sindacati hanno proclamato “con decorrenza immediata” lo stato di agitazione dei dipendenti di H&M, anticipando “l’adozione di tutte le misure consentite a tutela della dignità e dei diritti dei lavoratori”.