EXPO: ecco che fine hanno fatto i padiglioni dell’Esposizione Universale

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EXPO: a due anni dalla fine dell’Esposizione Universale i padiglioni del Mondo hanno trovato nuova vita e nuova collocazione, ecco dove.

Dopo due anni dalla chiusura di Expo 2015 i 52 padiglioni provenienti dai Paesi del mondo sono ormai un ricordo. Lungo il Decumano, i cantieri di smontaggio di UsaUngheria e Turkmenistan hanno quasi terminato i lavori. Gli altri 47 padiglioni hanno trovato nuova vita nei posti più disparati.

Il padiglione del Cile, ad esempio, è tornato in patria e a breve verrà inaugurato come centro per il commercio equo solidale di prodotti agroalimentari. Anche l’alveare della Gran Bretagna, ha continuato la sua funzione: ora è un’installazione che fa conoscere a tutti «la vita segreta delle api» rispuntata a Londra, nei giardini botanici reali di Kew Gardens.

Il granaio 2.0 degli Stati Uniti invece andrà in Germania, ad Amburgo, per risorgere in un centro commerciale. Alcune delle attrazioni di Expo sono rimaste in Italia. La rete del Brasile era stata acquistata per 100mila euro all’asta dal museo del cane di Mondragone. Doveva diventare un’attrazione per bambini, adulti e cani, appunto, che si sarebbero scatenati in una galleria verde sottostante. Ma, a causa dei mancati permessi, spiega il direttore Luigi Pellegrino, si è deciso di portarla in un «resort» a Castel Volturno. L’Uruguay è finito a Origgio, in provincia di Varese, e ha riaperto come ristorante che serve soprattutto carne. Si sono perdute le tracce, invece, di un progetto simile che la ditta che ha smontato la struttura del Vietnam aveva per Como e dintorni.

Ancora incerto il destino di alcuni padiglioni, come quello del Belgio che «ha diverse opzioni al vaglio» dicono da Expo spa; come la Moldova che punta a una ricostruzione a Chisinau; la Francia con Parigi. Gli Emirati Arabi ricreeranno l’oasi nel deserto firmata da Norman Foster nella città ecologica di Masdar City. È tornata in patria anche la struttura modulare della Repubblica Ceca, diventata a Vizovice un centro direzionale; il labirinto che custodiva il giardino dell’Eden del Bahrain ha impiegato più tempo per essere smantellato, ma il progetto punta a farne un museo nella città vecchia di Manama. I container che componevano il padiglione di Monaco sono stati inviati in Burkina Faso per farne un centro di formazione medica; il piccolo edificio di Save the Children è stato destinato a un progetto di cooperazione in Libano. E il Nepal potrebbe davvero essere spostato a Livigno per trasformarsi in un centro sulla montagna. È uno degli ultimi casi da chiudere insieme alla Polonia, una montagna di cassette di frutta che, proprio per quel segno distintivo, potrebbero essere riassemblate nel nuovo Ortomercato.

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