MILANO: consegne di cibo a domicilio a bordo di una Harley Davidson

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MILANO: Andrea Villella è un milanese, uno dei 2mila corrieri di Deliveroo, che per primo in Italia effettua consegne a domicilio con la sua Harley Davidson.

E’ l’unico rider in tutta Italia che fa consegne di cibo a domicilio a bordo di una Harley Davidson. Si chiama Andrea Villella, è milanese, ha 47 anni e da 17 è visual merchandiser per Gemelli, prestigioso gruppo luxury di corso Vercelli. Passato – non per scelta – dal full time al part time nello stesso negozio da giugno dell’anno scorso, con le scadenze che premevano di mutuo e bollette varie ha pensato bene di darsi da fare.

Come?

«Ho usato la mia “883 Custom” non come salvadanaio d’emergenza ma come mezzo di lavoro. Ho cominciato anch’io, insomma, ad indossare lo scatolone sulle spalle, dal primo dicembre, per consegnare pizze e sushi ogni sera. Prima avevo battuto ogni negozio in centro per trovare un’altra collaborazione creativa come visual: solo vane promesse. Non mi piaceva l’idea di stare con le braccia conserte. E il mutuo non aspetta: facendo consegne ogni giorno per qualche ora riesco a tirare su circa 800 euro al mese».

Unendo l’utile al dilettevole…

«L’Harley è la mia passione. Guido le due ruote da quando avevo 14 anni ma per anni ho sognato il modello americano. L’ho acquistata nel 2011 dopo molti sacrifici. Oltre al costo della moto – 10mila euro – ne ho dovuto sborsare altrettanti per personalizzarla: le fiamme di color argento che lambiscono il serbatoio sono dipinte a mano da un artista e poi ho inserito le cromature e vari optional. Negli anni scorsi ho passato tutti i miei momenti liberi a percorrere in lungo e in largo l’Europa, dalla Spagna all’Austria e Germania».

Adesso però usa una moto che pesa tre quintali in una città caotica e non per svago. Come si trova?

«Naturalmente è più difficile guidare sul pavé milanese che sull’autostrada. Una custom per sua natura è poco manovrabile. A ciò si aggiunge la distrazione degli automobilisti di città, ipnotizzati dal cellulare. I biker devono cercare di intuire le manovre di chi è davanti a loro. Dopo anni si sviluppa una specie di sesto senso e si capisce chi ha intenzione di svoltare anche se si è dimenticato di mettere la freccia. Io lo chiamo istinto di sopravvivenza».

Aggiungiamo alla sua storia già straordinaria la notizia che lei è anche un supporter degli Hell’s Angels ma davvero insospettabile. Niente «capelli lunghi al vento, barbe e bandana svolazzanti, orecchini, ascelle in vista, fruste di metallo…» come nell’iconografia di un libro famoso di Hunter S. Thompson.

«Una vecchia fake news l’immagine dei biker come “brutti, sporchi e cattivi”. Siamo quasi tutti padri di famiglia e lavoriamo . Non ci riconosciamo in una iconografia esteriore. Ciò che ci accomuna è quella sensazione indescrivibile di libertà che scatta quando giriamo la chiave della nostra Harley. Il ritmo sincopato del motore bicilindrico è musica “divina” per le nostre orecchie…».

Fonte: il Giorno Milano