ALL YOU CAN FLY: a Milano con un fisso si viaggia quanto si vuole

ALL YOU CAN FLY

ALL YOU CAN FLY: una idea che arriva dalla California, permette di viaggiare quanto si vuole pagando una quota fissa ogni mese.

La formula “all you can” colpisce ancora e questa volta si rivolge ai viaggiatori.

L’All you can fly è un’idea della start-up californiana Surf Air, esordiente nel 2013. Non è una prima assoluta. Qualcuno in passato ci penso già. Si chiamava AAirpass ed era un programma della American Airlines lanciato nel 1981. In sostanza, con l’acquisto di una carta speciale a 250mila dollari, si poteva viaggiare a vita senza restrizione su tutti i voli dell’AA. In prima classe, ovviamente. Furono subito vendute 66 card. Ben presto, però, il vettore si accorse che finanziariamente il programma era un bagno di sangue. Fatto esordire in un momento dove c’era forte bisogno di liquidità, faceva perdere in mancati introiti milioni di dollari all’anno. I viaggiatori in possesso del golden ticket lo usavano tantissimo, eccedendo di gran lunga le stime dell’AA. Il prezzo salì a 600mila dollari nel 1990 e a 1 milione nel ’93. Nel 1994 di fatto terminò come inizialmente concepito e fu bollato come esperienza abbastanza fallimentare. Ora resiste in forma rimaneggiata come una sorta di abbonamento che permette di acquistare biglietti a tariffe d’occasione. Ma non si può più viaggiare senza limiti.

Il programma progettato da Surf Air è più snello e ideato su base mensile. E’ il jet privato 2.0. Una forma riveduta e corretta di un altro tentativo non proprio esaltante, quello della JetBlue con il suo All you can Jet. Surf Air, partita dall’incubatore di Los Angeles Mucker Capital, si sta espandendo anche in Europa. Per ora è possibile volare solamente a Londra, Ibiza e Zurigo. Presto si aggiungeranno altre destinazioni, tra cui Milano, Monaco, Lussemburgo o Parigi. Nessuna data certa ma si parla di inizio 2018. La città della Madonnina è già descritta sul sito ufficiale. Per i californiani è il luogo “della moda, della finanza e della creatività, rinomata per la sua arte, cucina e cultura, spesso paragonata a New York per lo stile di vita frizzante”. Vengono consigliati alcuni locali e alberghi di lusso, da Boscolo a Carlo e Camilla in Segheria. E presto sarà raggiungibile.

L’All you can fly di Surf Air funziona in questo modo: si paga un abbonamento mensile per volare quante volte si vuole: 3.150 sterline, che equivalgono a circa 3.500 euro. Se la destinazione rimane entro i 600 chilometri, la tariffa si dimezza. Il Milano-Londra è escluso quindi. C’è anche il biglietto per tratta singola, molto caro: 1.300 pound. L’esperienza a bordo, spiega Surf Air, è pari a quella di un volo privato di lusso. Il tutto, tiene a precisare ancora il vettore, senza i prezzi dei jet privati. La flotta comprende modernissimi Embraer Phenom 300 e Pilatus PC-12. Hanno un’autonomia di oltre 3.600 chilometri, velocità di crociera di 839 km/h e possono viaggiare a oltre 13mila metri d’altitudine. All’interno tutti i comfort. I passeggeri al massimo sono 8. Ma il vero vantaggio, rispetto a quello che sono costretti a subire tutti i comuni mortali su ogni volo di linea, è l’azzeramento del fastidioso corollario precedente e successivo a ogni imbarco: nessuna snervante attesa per il check-in, nessun controllo minuzioso ai bagagli, nessuna estenuante coda per prendere posto. L’affollatissima e rumorosissima sala d’aspetto è sostituita da una comoda lounge in un terminal privato. Dove si rimane comunque poco, perchè la puntualità è garantita. Si sale sull’aereo insieme ai piloti. Il risparmio di tempo medio per i loro voli è calcolato da Surf Air in circa 2 ore. Ghiotta opportunità per gli uomini d’affari milanesi. 42mila euro all’anno per brandelli di libertà in più è il prezzo corretto? Come sempre, solo il tempo saprà dirlo. In Usa, stando ai dati di ottobre 2017, la compagnia è già stata scelta da 5mila persone. E le proiezioni sono ottimiste anche in Europa. Riuscirà tutto questo a tramutarsi in profitti reali per la start-up californiana? E’ da vedere come. E la pessima lezione dell’American Airlines rimane lo spauracchio più grande.

 

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